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Le Critiche


Espressione di una passione

Erano buoni conoscenti in Sardegna le famiglie di suo padre e di mia madre fin da prima che noi nascessimo: con i nostri genitori ci siamo poi ritrovati in quel di Pisa ed ho frequentato Giuseppe dal periodo in cui era fidanzato con la figlia dell'avvocato Chiellini, "Astianatte". Tutti insieme frequentavamo il loro retone a Bocca D'Arno. Quegli incontri sono rimasti indelebili nella mia memoria: infatti č stata per me una grande fortuna conoscere quel personaggio estroverso, pieno di energia, di simpatia, di invenzioni, un vulcano di idee che sprigionava immediata simpatia ed ammirazione: suscitava la voglia di starci insieme... Di persone come "Astianatte" ne nascono due o forse tre ogni secolo.
Inoltre il mio fratello č stato compagno di Università di Giuseppe.
Anche se sono molto restio a fare presentazioni, esistono tutti gli ingredienti per potermi esprimere.
Il dottor Giuseppe Maninchedda nasce da una famiglia ove l'arte è di casa: le pareti sono tappezzate di opere, il nonno materno č stato un noto pittore e professore di disegno a Ingegneria, del suocero ho appena detto. Un'innata passione ed il clima di casa fortemente stimolante, hanno messo in mano matite e pennelli a Giuseppe, che da sempre si č cimentato con impegno a riempire fogli e tavolette. Anni or sono, per un periodo abbastanza lungo, aveva sospesa questa attività a causa degli impegni di lavoro e familiari. Ma la spinta interiore ha continuato a farsi sentire e Giuseppe ha ritrovato il tempo per riprendere i suoi lavori laddove li aveva lasciti ed ora li espone nella sua città.
Il modo di dipingere è quello classico della rappresentazione: i temi trattati si riferiscono specialmente agli oggetti di uso comune, a paesaggi ed a scorci pisani. La realizzazione è lasciata alla naturale propensione, senza forzature e senza inoltrarsi in cerebralismi che non si confanno con la natura dell'autore che predilige le piccole dimensioni rasentando la miniatura, ove sente di poter concentrare tutta la sua tensione.
L'esecuzione deve fluire spontanea, realizzata per diletto, senza altri scopi che non siano di un intimo piacere.
All'autore piace lavorare su basi dai lati variamente sagomati, rifuggendo le forme classiche definite: a seguito di ciò anche le cornici assumono forme strane e piacevolissime. Disegna e contorna abilmente il soggetto prescelto dandogli corpo e riuscendo, nel contempo, a renderlo vivo e vibrante ed a suscitare in chi lo vede sentimenti antichi e profondi.
Il risultato è un lavoro che appaga sia l'occhio di chi l'ha eseguito, sia di colui che lo guarda.
Il che non mi sembra poco...!!!

Crespina, ottobre 2002                                                                                        Carlo Pepi





L'originalità della tradizione

Sono per lo più dimensioni ridotte i quadri di Giuseppe Maninchedda, in arte Giemme.
Ma forse proprio da questa peculiarità scaturisce con prepotenza una singolare armonia di forma e colore.
L'artista si ispira alla tradizione figurativa, servendosi esclusivamente di colori a olio, e i temi che affronta sono vari come è varia la natura che ci circonda, in tutte le sue manifestazioni: dai paesaggia alle marine, dai tramonti infuocati alle nature morte.
Il suo occhio, come una macchina fotografica, osserva e cattura tutto ciò che lo attrae, per riporlo solo dopo una riflessione pacata e profonda.
In certi casi Giemme sembra addirittura scrutare i dettagli della vita quotidiana con la lente di ingrandimento, riproducendo per esempio la fiamma di un fornello a gas sotto una pentola.
A tutto questo l'artista pisano aggiunge una suo personalissimo tocco, utilizzando tele di insolito formato e non sempre inscrivibili in precise forme geometrice, nondimeno funzionali al soggetto rappresentato.
Anzi, talvolta lo stesso soggetto "prosegue" anche fuori dalla tela tramite un piccolo elemento, come una pennellata o un pezzo di corda. Spesso, infatti, anche le cornici (il cuo contorno richiama da vicino quello della tela) risultano parte integrante dell'opera: una soluzione, questa, che sicuramente offre un'impronta di modernità a uno stile pittorico di stampo tradizionale.
Ultimamente Maninchedda si è sperimentato nell'arte del ritratto, riconfermando anche in questo campo l'intensità espressiva che contraddistingue le sue creazioni.
Ne corso degli anni Giemme ha partecipato, in ambito nazionale, a numerose mostre sia individuali sia collettive, incontrando il favore del pubblico e della critica.
I suoi lavori hanno spesso destato l'attenzione e l'interesse di diversi studiosi, come per esempio Carlo Pepi.
Proprio per questo salutiamo positivamente la decisione, presa dall'artista nel 2002, di riproporsi al pubblico, dopo un lungo periodo di silenzio.

Pisa, 7 gennaio 2006                                                                                        Maria Fantacci

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